
La crisi energetica: quale futuro per i trasporti globali?
di Francesca Fava
Le scorte globali di petrolio sono al minimo dal 2016. Questa è la preoccupante analisi riportata da Ubs: a più di dieci settimane dall’inizio del conflitto in Iran, infatti, le scorte petrolifere globali stanno diminuendo rapidamente, soprattutto per quanto riguarda carburanti raffinati come cherosene, GPL e nafta.
Vista la delicatissima e critica situazione che sta attraversando lo Stretto di Hormuz, è emerso, secondo i dati riportati dalla International Energy Agency, che le riserve globali sarebbero diminuite di circa 250 milioni di barili, a causa delle difficoltà di approvvigionamento nella regione.
Gli effetti nelle prossime settimane e mesi, dunque, potrebbero essere quelli di un nuovo rialzo dei prezzi e volatilità in una situazione già difficile. Dall’inizio del conflitto nel Golfo Persico, il Brent è salito del 50% arrivando sopra i 100 dollari al barile mentre il Wti del Texas viaggia su quota 110 dollari.
A rincarare la dose è stato poi nei giorni scorsi il Ceo di Exxon Darren Woods che ha sottolineato come: “Il mercato petrolifero non ha ancora risentito pienamente dell’impatto della perdita di forniture”, ma se le scorte commerciali finiranno per scendere a livelli tali da non poter più fungere da fonte di approvvigionamento: “continueremo a vedere un aumento dei prezzi sul mercato”.
Una dinamica che appunto sta già avendo effetti sull’inflazione, costringendo le banche centrali a intervenire alzando i tassi. Una stretta che, unita all’alto costo dei trasporti e dell’energia, frenerà la spesa dei consumatori e gli investimenti delle aziende innescando quel circolo vizioso temuto da tutti.
L’Eurozona e la Ue stanno già sperimentando un rallentamento del Pil che potrebbe divenire più consistente a seconda della durata del conflitto.
Il nuovo scenario riapre anche il dibattito sulla transizione energetica. Da un lato cresce la necessità di accelerare su rinnovabili, accumuli e indipendenza energetica; dall’altro molti Paesi continuano a dipendere fortemente dal petrolio per industria, trasporti e produzione elettrica.
La sfida globale sarà evitare che la crisi energetica rallenti la crescita economica mondiale e provochi nuove tensioni geopolitiche.





