
Energia, il Decreto Bollette deve essere occasione di rilancio e non una tagliola
Nell’attuale contesto geopolitico, la transizione energetica si conferma la strategia più efficace per conseguire l’autonomia strategica dell’Europa e ridurre in modo strutturale i prezzi dell’energia. Queste le conclusioni del Consiglio europeo, che nell’ultima riunione del 19 marzo ha ribadito la necessità di accelerare la diffusione delle fonti rinnovabili e lo stoccaggio di energia “per ridurre la dipendenza dai mercati volatili dei combustibili fossili e migliorare la sicurezza dell’approvvigionamento.”
Un’indicazione chiara, a cui hanno fatto seguito le dichiarazioni del Primo Ministro spagnolo Sánchez sul ruolo centrale delle fonti rinnovabili nella strategia energetica del Pese per raggiungere un disaccoppiamento strutturale dal gas.
In un contesto internazionale fortemente esposto a shock periodici, la resilienza e l’indipendenza del sistema energetico sono essenziali per la sicurezza nazionale e il contrasto alla povertà energetica. Ma sul piano interno, l’obiettivo di assicurare un mix energetico capace di integrare tutte le fonti sostenibili in una logica di neutralità tecnologica, incluso il nucleare, non può che inquadrarsi in una strategia di medio-lungo periodo.
Nel breve termine è necessario perseguire, senza incertezze, gli obiettivi di sviluppo di tutte le fonti rinnovabili, evitando ulteriori ritardi procedurali che impediscono l’effettività realizzazione dei progetti. In questo senso, la riforma delle connessioni alla rete elettrica, prevista dal Decreto Bollette, rischia di tradursi in un ulteriore elemento di complessità e incertezza per il sistema. Basti pensare, ad esempio, alla decadenza delle connessioni già assegnate, ma non ancora validate dal gestore di rete. Una tagliola che in assenza di una clausola di salvaguardia scatterà anche per quegli interventi più complessi, oggetto di lungo lavoro congiunto – che può durare anche anni- tra operatori e lo stesso gestore nell’ambito di tavoli tecnici dedicati.
Da una prospettiva più ampia, la riforma rischia di rappresentare un’occasione mancata rispetto a un cambio di passo necessario. Occorre discriminare tra fenomeni meramente speculativi e progetti effettivamente cantierabili con criteri chiari e univoci che consentano, da un lato, di contrastare la saturazione virtuale e i rallentamenti dell’azione amministrativa, e dall’altro di assegnare alle iniziative più solide priorità procedurale negli iter di autorizzazione e di attribuzione delle connessioni. Un nuovo modello non più rinviabile per conseguire l’obiettivo strategico dell’indipendenza e della resilienza del nostro sistema energetico nazionale.





