Il mondo investe nel nucleare: l’Italia non può permettersi di restare spettatrice

A cura di Francesco Carbone

C’è un dato che dovrebbe far riflettere il dibattito italiano sul nucleare: mentre nel nostro Paese si discute ancora se tornare o meno all’energia atomica, il resto del mondo sta già pianificando gli investimenti necessari per costruirne il futuro.

Secondo la *World Nuclear Association, saranno necessari 250 miliardi di dollari di investimenti all’anno per sostenere la nuova espansione dell’energia nucleare. Oltre *50 Paesi* hanno già inserito l’atomo nei propri piani energetici e le principali istituzioni finanziarie internazionali stanno tornando a considerarlo un settore strategico sul quale investire.

Non si tratta di una semplice scelta energetica. Si tratta di una scelta industriale, tecnologica e geopolitica.

L’energia è il fondamento della competitività di una nazione. Senza un sistema elettrico stabile, programmabile e competitivo sarà difficile sostenere la crescita dell’industria, l’espansione dei data center, lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, l’elettrificazione dei trasporti e la progressiva digitalizzazione dell’economia.

Per questo motivo il ritorno del nucleare non rappresenta una contrapposizione alle fonti rinnovabili, ma la costruzione di un “mix energetico moderno”, capace di garantire sicurezza degli approvvigionamenti, prezzi più competitivi e una maggiore sovranità energetica.

Nel frattempo il mondo non aspetta. Banche, fondi di investimento e governi stanno definendo nuovi modelli di finanziamento per sostenere la realizzazione delle future centrali e dei piccoli reattori modulari (SMR). Chi riuscirà a sviluppare prima competenze, filiere industriali e capacità produttive acquisirà un vantaggio competitivo destinato a durare per decenni.

L’Italia possiede ancora un patrimonio di competenze scientifiche, universitarie e industriali di assoluto valore. Tuttavia, ogni anno di ritardo rischia di trasformare il nostro Paese da protagonista a semplice acquirente di tecnologie sviluppate altrove.

È quindi legittimo che una scelta così importante venga accompagnata da un ampio confronto pubblico e democratico. Ma il dibattito non può ignorare ciò che sta accadendo nel resto del mondo. Mentre in Italia ci interroghiamo sul “se”, altri Paesi stanno già lavorando sul “come” e sul “quanto investire”.

La vera sfida non è soltanto produrre più energia. È decidere quale ruolo l’Italia intenda occupare nella nuova geografia energetica mondiale. Perché chi guiderà la prossima stagione del nucleare non controllerà soltanto una fonte di produzione elettrica, ma una parte fondamentale della competitività economica e dell’autonomia strategica dell’Occidente.