Quale sarà il destino delle pale eoliche dismesse?

Riflessione a cura di Dóra Darvas

Negli ultimi due decenni la capacità eolica globale ha registrato una crescita senza precedenti, trainata dai progressi tecnologici e da investimenti mirati. Oggi l’energia eolica è uno dei pilastri fondamentali della transizione verso un’economia climaticamente neutra, poiché le emissioni di gas serra (GHG) nel suo ciclo di vita ammontano solo all’1–3% circa di quelle associate alla produzione di energia elettrica da combustibili fossili. Tuttavia, le turbine eoliche hanno una durata di vita limitata: la durata media prevista delle turbine attualmente in funzione è di 20–25 anni.

Di conseguenza, alcuni dei primi parchi eolici commerciali su larga scala stanno ora raggiungendo la fine del loro ciclo di vita operativo. Il volume crescente di apparecchiature obsolete rappresenta una sfida importante in termini di gestione dei rifiuti per il settore delle energie rinnovabili, mettendo in luce un preoccupante «paradosso verde»: come possiamo gestire in modo sostenibile una tecnologia promossa come pietra angolare della transizione energetica?

Secondo alcune stime del settore, entro il 2050 la dismissione delle turbine eoliche potrebbe generare circa 43 milioni di tonnellate di rifiuti provenienti dalle pale eoliche in tutto il mondo. Si prevede che tali rifiuti saranno distribuiti in modo disomogeneo: il 40% in Cina, il 25% in Europa, il 16% negli Stati Uniti e il restante 19% nel resto del mondo.

Perché è difficile riciclare le pale?

Sebbene l’85–90% della massa totale di una turbina eolica — compresa la torre in acciaio, i cavi in rame del generatore e le imponenti fondamenta in calcestruzzo — possa attualmente essere riciclato in modo efficiente ed economico utilizzando processi industriali consolidati, non esistono ancora metodi ampiamente praticabili per il riciclaggio delle pale stesse.

Queste strutture robuste, che spesso misurano dai 40 ai 100 metri di lunghezza e pesano diverse tonnellate, sono prevalentemente costituite da compositi polimerici rinforzati con fibra di vetro o di carbonio. In genere sono costituite da un’anima di irrigidimento — spesso in legno di balsa o schiuma ad alta densità — incorporata in una matrice polimerica termoindurente reticolata, come la resina epossidica, poliestere o vinilestere.

Ironia della sorte, il problema risiede proprio nella durata di queste pale. La struttura reticolata del materiale della matrice è progettata per resistere all’esposizione prolungata alle condizioni ambientali, ai carichi aerodinamici ciclici e alle radiazioni UV. Tuttavia, questa straordinaria resistenza rende estremamente difficile separare in modo pulito e recuperare i componenti con una qualità vicina a quella originale.

Architettura e infrastrutture: riutilizzo diretto o riconversione
Una delle applicazioni di maggior valore per le pale in materiale composito è la riconversione. Nel settore dell’energia eolica, ciò comporta la riprogettazione e la modifica geometrica dei componenti delle pale dismesse, affinché possano fungere da elementi strutturali portanti in strutture completamente nuove.
Le pale in materiale composito presentano un eccezionale rapporto resistenza/peso e sono altamente resistenti alla biodegradazione e alla corrosione. Questa combinazione di proprietà le rende particolarmente adatte ad applicazioni strutturali all’aperto a lungo termine, comprese strutture progettate per sostenere carichi per un periodo fino a un secolo.
Pertanto, l’utilizzo di pale dismesse nelle infrastrutture di ingegneria civile e nella costruzione di ponti rappresenta una delle applicazioni più significative e comprovate del riutilizzo delle pale. L’estrema lunghezza delle pale e il profilo alare dolcemente curvo le rendono adatte, sia dal punto di vista estetico che strutturale, all’uso come supporti principali di ponti pedonali e ciclabili.
Il progetto Re-Wind, un’iniziativa di ricerca multinazionale che coinvolge università tecniche negli Stati Uniti, in Irlanda e nel Regno Unito, è all’avanguardia in questo campo e mira a realizzare ponti pedonali funzionali a grande scala. Un esempio eccezionale è il BladeBridge costruito nella contea di Cork, nel sud dell’Irlanda, dove pale lunghe 13,4–14 metri provenienti da una turbina dismessa sono state utilizzate come travi principali di un ponte con campata di 5,5 metri che attraversa un percorso verde.

In questo progetto, le pale sostituiscono le tradizionali travi in acciaio e circa la metà dei materiali utilizzati per la ringhiera. Un altro prototipo in scala reale è stato installato in condizioni industriali estreme presso una cava a Draperstown, nell’Irlanda del Nord.
A livello commerciale, l’azienda olandese InfraBlades sta aprendo nuove strade con il suo concetto. I suoi sistemi standardizzati per ponti possono avere una durata di vita fino a 100 anni, superando significativamente quella di ponti comparabili in legno o acciaio, pur non richiedendo quasi nessuna manutenzione annuale e una protezione dalla corrosione minima o nulla.

Rivoluzione nella protezione acustica: barriere acustiche autostradali
La protezione acustica lungo le infrastrutture di trasporto ad alta velocità in tutto il mondo richiede ingenti quantità di calcestruzzo, acciaio e plastica, la cui produzione comporta un’elevata intensità di carbonio. L’utilizzo di pale eoliche dismesse come barriere acustiche potrebbe rappresentare una svolta radicale in questo campo.
Nei Paesi Bassi, lungo la trafficata autostrada A58 vicino a Oirschot, nel luglio 2025 è stata inaugurata una barriera acustica realizzata con pale eoliche dismesse: la Blade Barrier. Il progetto pilota, lungo 60 metri, sviluppato congiuntamente dalla startup Blade-Made, dall’agenzia olandese per le infrastrutture Rijkswaterstaat e dall’impresa edile Dura Vermeer, integra due pale a grandezza naturale e una sezione centrale segata in un terrapieno. Le misurazioni indicano che le prestazioni acustiche della struttura sono paragonabili a quelle di una barriera antirumore in calcestruzzo massiccio alta 3,3 metri. Rispetto alle imponenti fondazioni a nastro richieste per le barriere in calcestruzzo, il principale vantaggio ambientale del progetto consiste nel fatto che l’ancoraggio delle pale nel terrapieno richiede solo lavori minimi di fondazione profonda, riducendo così la quantità di cemento e acciaio necessaria per la costruzione.

Protezione costiera e spazi urbani
Oltre ai ponti e alle barriere antirumore autostradali, numerose altre applicazioni innovative hanno dimostrato la loro fattibilità. Gli ingegneri dell’University College Cork in Irlanda stanno inoltre testando le pale delle turbine come barriere di protezione dall’erosione costiera e frangiflutti. Rispetto alle strutture in calcestruzzo e acciaio, che possono deteriorarsi nel giro di pochi decenni se esposte all’aria marina salina e alle onde, i materiali compositi utilizzati nelle pale eoliche offrono una maggiore resistenza alla corrosione e al degrado ambientale, garantendo potenzialmente una lunga durata in determinate applicazioni strutturali. Applicazioni simili sono state sperimentate anche in contesti urbani in Danimarca e nei Paesi Bassi, dove sezioni ricavate dalle pale eoliche sono state utilizzate per la realizzazione di pensiline per biciclette e strutture per parchi giochi.

 

I limiti del riutilizzo
Il riutilizzo strutturale diretto può offrire un significativo valore aggiunto, ma occorre anche riconoscerne i limiti. A causa degli ostacoli fisici e logistici, nonché delle procedure autorizzative solitamente lunghe per i progetti infrastrutturali, questo approccio da solo non sarà in grado di assorbire con sufficiente rapidità i milioni di tonnellate di rifiuti compositi che si prevede saranno generati ogni anno entro il 2050. Le applicazioni su piccola scala in ambito architettonico e nell’arredo urbano possono assorbire solo una frazione di questo flusso di rifiuti; ciononostante, il loro valore educativo e visivo è immenso perché rendono tangibile al pubblico l’economia circolare.
Di conseguenza, il riciclaggio meccanico è attualmente il pilastro della gestione sostenibile, su scala industriale, dei rifiuti delle turbine eoliche. In questo processo, i materiali compositi vengono triturati e macinati fino a ottenere una materia prima che può poi essere riutilizzata nei materiali da costruzione, come additivi per il calcestruzzo e in altri prodotti industriali.
Pertanto, la sostenibilità del settore eolico si basa ora su una doppia strategia: combinare progetti di riutilizzo iconici e di alto valore con il riciclaggio meccanico su scala industriale. Insieme, questi approcci possono contribuire a garantire che l’energia verde rimanga tale per tutto il suo ciclo di vita.