
Tutti quei nodi da sciogliere per le rinnovabili
Nonostante i passi avanti, la strada per raggiungere nel 2030 l’obiettivo di 131 GW di capacità installata da fonti rinnovabili è ancora in salita. A pesare sulla realizzazione degli impianti sono ancora i lunghi iter di permitting, la necessità di potenziare l’azione amministrativa e l’assenza di un quadro normativo che sia vero driver del loro sviluppo.
L’attuale situazione della Commissione tecnica PNRR-PNIEC è emblematica. L’ organismo deputato alle valutazioni ambientali dei progetti PNRR e PNIEC di competenza statale attende da mesi la nomina di un nuovo presidente e lavora sottorganico.
Secondo le stime ufficiali diffuse nel Report Attività dal 1° gennaio al 31 agosto 2025 pubblicato a metà settembre 2025, mancavano all’appello 18 commissari. Numeri destinati a salire. Per questo, già lo scorso settembre era stata ufficialmente auspicata dalla Commissione la revisione del sistema dei pagamenti dei compensi dei commissari, lamentandone il costante ritardo e l’esiguità, a fronte degli importanti oneri versati dai proponenti.
Nonostante gli sforzi compiuti, i ritardi nell’esame delle istanze generano contenziosi e i ricorsi al TAR (oltre 400 secondo il report ufficiale della Commissione) hanno stravolto le priorità d’esame dei progetti fissate dal Legislatore nazionale. Si è dunque determinata una situazione di profonda incertezza per l’intero settore delle rinnovabili il quale è, di fatto, il finanziatore della Commissione attraverso gli oneri istruttori versati dai proponenti (per la VIA pari allo 0,5 per mille del valore delle opere da realizzare), che dovrebbero garantire un’efficace ed efficiente azione amministrativa. Ma a incidere sui ritardi negli iter autorizzativi è anche il concerto tre le diverse amministrazioni competenti. Semplificazione degli iter e potenziamento dell’efficienza amministrativa sono dunque un binomio imprescindibile per accelerare la transizione.
Per raggiungere gli obiettivi 2030 in termini di capacità installata, è poi necessario ridurre il gap tra capacità autorizzata e quella effettivamente realizzata. A determinare questo fenomeno che concorre al problema della saturazione virtuale della rete ci sono diversi fattori, tra cui l’assenza di un filtro di procedibilità delle istanze, ad esempio, secondo requisiti di capacità professionale ed economico-finanziaria e il complesso sistema di proroghe di inizio e fine lavori che può ritardare di anni la realizzazione di un impianto.
Sullo sfondo, un quadro legislativo in continua evoluzione in cui le Regioni, in assenza di una normativa di riferimento chiara e inderogabile, spesso adottano approcci diversi, contribuendo a determinare ulteriore incertezza. Basti pensare alla definizione delle aree idonee. Tema centrale, di cui si attende una revisione con l’auspicio che possa essere meglio contemperato quel bilanciamento tra il principio di massima diffusione delle fonti rinnovabili e la necessaria tutela del paesaggio. Perimetro nel quale rientrano questioni cruciali come la compatibilità tra le zone gravate da usi civici e l’installazione di impianti FER, che ad oggi sconta un vuoto normativo a livello centrale, o la tutela del suolo agricolo secondo criteri che considerino anche la reale capacità produttività dei terreni.




