Perché torna centrale il tema del nucleare

di Francesca Fava

Negli ultimi giorni, il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, è tornato al centro del dibattito pubblico con una serie di dichiarazioni sulla situazione energetica italiana ed europea, in un contesto segnato dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente e dall’incertezza sui mercati.
Uno dei messaggi principali del Ministro è stato rassicurante: al momento, l’Italia non corre rischi immediati di razionamento energetico. Pichetto Fratin ha sottolineato che il sistema regge e che non si registrano criticità diffuse nei rifornimenti.
Le dichiarazioni arrivano in un momento delicato, segnato dalla possibilità di un aggravamento della crisi energetica globale.

In particolare, Pichetto Fratin ha richiamato l’attenzione sui rischi legati alla chiusura dello Stretto di Hormuz, che potrebbe incidere fino al 20% del petrolio mondiale, con conseguenze rilevanti sui prezzi e sulle forniture. Il Ministro ha anche ribadito la linea del governo italiano: nessun ritorno al gas russo nel breve periodo, in linea con le decisioni dell’Unione Europea. Tra le ipotesi sul tavolo, emerge anche il possibile ricorso temporaneo al carbone. Pichetto Fratin ha insistito su un problema di fondo: l’Italia importa circa l’80% dell’energia che consuma.
Per ridurre questa dipendenza, il Ministro ha indicato la necessità di una strategia diversificata che non si limiti alle rinnovabili. Secondo questa visione, la crescita della domanda energetica, legata a digitalizzazione, industria e transizione green, richiede un mix più ampio di fonti.

In questo contesto, torna centrale il tema del nucleare. Pichetto Fratin ha rilanciato,infatti, l’ipotesi di nuovi reattori, in particolare di piccola taglia (SMR), come soluzione per garantire stabilità e autonomia energetica.
Le recenti dichiarazioni del Ministro delineano dunque una doppia linea: da un lato rassicurazioni sulla tenuta immediata del sistema energetico italiano, dall’altro la consapevolezza di vulnerabilità strutturali ancora irrisolte.