Il Senato approva il nucleare: dopo 40 anni, l’Italia riapre la partita energetica

A cura di Kevin Guarino

Il ritorno del nucleare entra in una nuova fase. Il 23 settembre 2026 il Senato ha approvato definitivamente, con 81 voti favorevoli, 51 contrari e 7 astensioni, la legge delega al Governo in materia di energia nucleare sostenibile. Il provvedimento non prevede ancora la costruzione di una specifica centrale, ma crea il quadro normativo attraverso il quale il Governo dovrà disciplinare, entro dodici mesi dall’entrata in vigore della legge, produzione, utilizzo e gestione dell’energia nucleare in Italia.

Per comprendere la portata della decisione è utile un breve passo indietro. L’Italia fu tra i primi Paesi a investire nell’energia nucleare civile tra gli anni Sessanta e Settanta. Nel 1986 l’incidente di Chernobyl cambiò profondamente il dibattito pubblico e politico e, l’anno successivo, il referendum abrogativo sulla localizzazione degli impianti e su alcuni meccanismi di sostegno al nucleare registrò una netta prevalenza dei voti favorevoli all’abrogazione. Le centrali vennero progressivamente fermate fino a raggiungere l’abbandono della produzione elettronucleare.

Uno dei principali argomenti a favore del nucleare riguarda la sicurezza energetica. L’Italia continua a essere fortemente dipendente dalle importazioni di energia e combustibili e, in un contesto internazionale caratterizzato da tensioni geopolitiche e volatilità dei mercati, diversificare le fonti può ridurre l’esposizione a fattori esterni. Il nucleare, in questo quadro, avrebbe una funzione diversa rispetto alle fonti rinnovabili: un impianto nucleare può produrre elettricità in modo continuativo, senza dipendere direttamente dalle condizioni meteorologiche. La legge indica infatti tra i propri obiettivi la sicurezza e l’indipendenza degli approvvigionamenti, oltre alla resilienza energetica.

Il secondo elemento è la decarbonizzazione. Il provvedimento prevede l’inserimento del nucleare sostenibile e della fusione nel futuro mix energetico italiano, con l’obiettivo di contribuire alla neutralità carbonica entro il 2050. Il punto non è necessariamente contrapporre atomo e rinnovabili: il modello delineato dalla legge è quello di un sistema composto da più fonti. Le rinnovabili possono continuare a crescere, mentre il nucleare può fornire una produzione programmabile a basse emissioni durante il funzionamento. Una combinazione di queste tecnologie potrebbe quindi affrontare contemporaneamente due esigenze: ridurre le emissioni e garantire continuità nella produzione elettrica.

Un terzo aspetto riguarda la dimensione industriale e tecnologica. La legge non immagina il ritorno delle grandi centrali del passato, ma contempla tecnologie modulari e avanzate, individuate sulla base dei criteri di sicurezza e sostenibilità stabiliti dalla normativa europea e degli standard internazionali. Questo apre la possibilità di sviluppare competenze, ricerca e una filiera industriale nazionale ed europea. Il testo prevede inoltre il coinvolgimento di università ed enti pubblici di ricerca nel programma nazionale sul nucleare e sulla fusione. Per un Paese che dispone di competenze scientifiche e industriali nel settore, il ritorno alla ricerca e alla produzione nucleare potrebbe quindi avere ricadute che vanno oltre la sola generazione di elettricità.

La questione dei costi rimane tuttavia uno dei principali elementi da verificare. Il nucleare richiede investimenti iniziali molto elevati e tempi lunghi di realizzazione; per questo il vantaggio economico non può essere dato per scontato e dovrà essere valutato sulla base delle tecnologie effettivamente adottate, dei tempi e dei costi degli impianti. Anche la gestione dei rifiuti radioattivi e del combustibile esaurito rappresenta una responsabilità di lungo periodo. La legge affronta esplicitamente il tema, prevedendo una disciplina per lo stoccaggio e lo smaltimento e stabilendo procedure ambientali e forme di autocandidatura per l’individuazione dei siti.

Il ritorno al nucleare, quindi, non produce risultati immediati: apre un percorso che dovrà essere concretizzato attraverso i decreti legislativi e le successive decisioni industriali e territoriali.