
Il complesso legislativo dell’Unione Europea contro il cambiamento climatico: un’analisi critica
Di Valentina Osto
Da oltre quindici anni l’Unione Europea costruisce l’impianto normativo più articolato al mondo in materia di clima. Quello che nel 2008 era un pacchetto di misure su emissioni ed energia è oggi un sistema complesso di regole, incentivi e meccanismi di mercato che attraversa ogni settore economico: dall’industria pesante ai trasporti, dall’edilizia all’agricoltura. Al centro di tutto, un obiettivo scritto nero su bianco nella legislazione europea: la neutralità climatica entro il 2050, con una tappa intermedia fissata al 2030, quando le emissioni nette di gas a effetto serra dovranno scendere di almeno il 55% rispetto ai livelli del 1990.
Il percorso normativo europeo sul clima nasce formalmente nel 2008 con il primo pacchetto clima-energia, che introduce i primi target vincolanti su riduzione delle emissioni, efficienza energetica e fonti rinnovabili. È tuttavia con il Green Deal europeo, presentato dalla Commissione nel dicembre 2019, che la strategia climatica assume la forma di un progetto organico e trasversale, capace di orientare non solo la politica ambientale ma anche quella industriale, fiscale e commerciale dell’Unione.
Il Green Deal ha trovato attuazione operativa nel pacchetto legislativo presentato nel 2021, che ha tradotto l’obiettivo del -55% al 2030 in una serie di direttive e regolamenti settoriali, molti dei quali già in vigore o in fase di recepimento negli Stati membri.
Il sistema dell’EU Emission Trading System è uno dei pilastri della politica climatica europea: un mercato del carbonio che obbliga le industrie più energivore e il settore aereo ad acquistare quote di emissione, il cui prezzo aumenta progressivamente per disincentivare l’uso di combustibili fossili. Con la riforma Fit for 55 è stato introdotto anche un secondo meccanismo, l’ETS2, che dal 2027 estenderà il meccanismo agli edifici e ai trasporti stradale, il cui impatto diretto rischia di essere notevole per famiglie e piccole imprese e le prime proiezioni indicano un aggravio complessivo dai 200 ai 300 per ciascun nucleo familiare italiano.
In aggiunta, il CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism), conosciuto anche come “meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere”, è lo strumento con cui l’UE applica un prezzo del carbonio anche alle importazioni di beni come acciaio, cemento, alluminio, fertilizzanti ed energia elettrica. L’obiettivo dichiarato è duplice, ossia evitare che le imprese europee, sottoposte a costi di decarbonizzazione, siano svantaggiate rispetto ai concorrenti extra-UE, e al tempo stesso spingere i partner commerciali internazionali a adottare standard produttivi più sostenibili.
A seguito allo shock causato dalla pandemia e la conseguente ricaduta economica l’istituzione del NextGenerationEU, sempre all’interno della cornice del Green Deal, è stata stanziata una quota rilevante delle risorse a investimenti verdi, dall’efficientamento energetico degli edifici alla mobilità sostenibile. Il piano industriale del Green Deal, varato successivamente, punta invece a rafforzare la capacità produttiva europea nelle tecnologie a zero emissioni nette per ridurre la dipendenza da fornitori extra-europei, in particolare asiatici.
Parallelamente ai target climatici, l’UE ha aggiornato i limiti sugli inquinanti atmosferici (PM2.5, NO2, SO2), allineandosi più da vicino alle linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, con scadenze di adeguamento fissate al 2030.
Il sistema costruito da Bruxelles pone l’Unione Europea all’avanguardia globale sul piano regolatorio: nessun altro blocco economico ha adottato un impianto normativo altrettanto esteso e vincolante sul clima. Allo stesso tempo, l’attuazione concreta di questi strumenti comporta una fase di transizione che i 27 Stati membri stanno gestendo con velocità e sensibilità diverse, non senza difficoltà considerando le differenze sostanziali tra i diversi mercati, i settori interessati, e l’efficienza di implementazione.
La sfida per i prossimi anni sarà verificare se questo impianto normativo riuscirà a coniugare gli obiettivi ambientali con la tenuta industriale ed economica dell’Unione, in un contesto internazionale in cui altri grandi attori globali procedono con strategie climatiche meno stringenti.





