
L’ecologia conservatrice del Rassemblement National: mito o realtà?
Di Noà Bentura
Marine Le Pen e il Rassemblement National (RN) hanno negli ultimi anni ammantato la loro piattaforma di un’apparente attenzione all’ambiente, parlando di “ecologia conservativa” legata all’identità, all’agricoltura e alla sovranità nazionale.
A parole si dichiarano contrari allo spreco, tutori della biodiversità locale e fautori di un “ambiente protetto” in senso patrio.
Nei fatti, però, le proposte RN puntano innanzitutto a rafforzare il nucleare, rilocalizzare l’industria e sostenere gli agricoltori “nazionali”, demolitrici del libero scambio e delle rinnovabili come eolico e solare.
Le Pen ha ripetuto che “difendere l’ambiente significa proteggere la piccola economia, opporsi al globalismo e difendere l’agricoltura francese”. Bardella, nel suo nuovo ruolo, dice che l’ecologia “non appartiene più solo alla sinistra”, sostenendo scelte “ecologiche” che siano anche “sociali” e “sovraniste”.
Citazioni scritte del partito richiamano infatti la visione di pensatori conservatori per giustificare un ambientalismo patriottico: ambiente come protezione della casa e difesa della continuità dei popoli. Questa retorica mescola natura e identità: paesaggi intatti, agricoltori eroici, connessione ancestrale alla terra. Nelle parole del RN è “patria” anche quella naturale, minacciata dalla globalizzazione e dall’immigrazione.
Critici dei media e ONG (Le Monde, Reporterre, Greenpeace) bollano l’operazione come “greenwashing”: un ambientalismo di facciata che nasconde un’agenda anti-clima vera e propria. Dal punto di vista degli esperti, bloccare il fotovoltaico ed eolico invece di promuoverlo aggraverebbe le emissioni, gli impegni di Parigi e i costi per i cittadini. La riduzione delle accise sui carburanti – misura centrale del RN – viene criticata come un favore alla benzina, incompatibile con la sfida ecologica. “L’autonomia nazionale” professata da Le Pen e Bardella implica infatti imposizioni e dazi sui prodotti esteri, estendendo la sovranità alla natura. Questo rischia però di provocare tensioni commerciali e sforzi più onerosi sui cambiamenti climatici globali.
Il RN tenta quindi di riempire il vuoto verde della destra con uno slogan “ecologico”, ma resta fedele a un ambientalismo di sponda nazionale. L’identità (etnica e rurale) fa da filtro: l’ambiente non è un valore globale, ma è rilegato alla protezione del suolo patrio e delle sue tradizioni.
Negli ultimi dibattiti francesi, questa “ecologia conservatrice” attrae un elettorato rurale e disilluso, ma suscita sospetti di strumentalizzazione politica. Critici ricordano che le ambizioni di sovranità energetica del RN cozzano con la realtà economica: fermare il fotovoltaico peggiora la crisi climatica, come scrive Le Monde, rappresentando un “passo indietro drammatico” rispetto all’Accordo di Parigi. L’ecologia proposta da Le Pen e Bardella resta in gran parte un manifesto di buone intenzioni nazionali, con pochi impegni al di là di un forte sviluppo del nucleare e del frame nazionale.




