COP30, un’altra occasione sprecata

di Riccardo Pelliccetti

 

Il meccanismo delle COP si è ormai avvitato su stesso, con negoziati che si trascinano da anni sulle stesse questioni chiave. E in Brasile, in occasione della COP30, le questioni aperte sono rimaste tali.

Un’altra occasione sprecata. Eppure, la narrazione era partita con etichette altisonanti: la “COP delle persone” e poi la “COP dell’attuazione”, infine “COP della verità”. Nella sua ultima lettera ai partecipanti, prima della conferenza, il presidente della COP30, André Correa do Lago, aveva scritto infatti: “La COP30 sarà la COP della Verità. O decidiamo di cambiare per scelta, insieme, o ci sarà imposto un cambiamento dopo l’altro. La COP30 può segnare il momento in cui l’umanità ricomincia, ripristinando la nostra alleanza con il pianeta e in tutto il mondo”. Concetto ribadito dal presidente brasiliano Lula Ignacio Da Silva all’apertura dei lavori. Lula aveva sostenuto la necessità stabilire “una tabella di marcia”, la cosiddetta road map, per pianificare in modo efficace una politica per porre fine alla deforestazione, per il superamento dei combustibili fossili e per mobilitare le risorse economiche per raggiungere questi obiettivi.

Ma con i soliti distinguo e polemiche, la montagna COP30 ha partorito un topolino. La Global Mutirão Decision, approvata dai partecipanti, è un documento di compromesso che conferma il percorso fatto finora nella lotta al riscaldamento globale — dal limite di 1,5 gradi all’obbligo dei Paesi sviluppati di aiutare quelli più poveri —, ma non raggiunge l’obiettivo di una tabella di marcia per l’uscita dai combustibili fossili. Dal testo finale è infatti stata cancellata l’espressione “road map”, indigesta ai sauditi e a tutti gli Stati petroliferi. E questo avviene mentre, come mostrano i dati, il loro consumo globale non è diminuito negli ultimi anni e non è previsto un calo a breve.

Non è stata realizzata neppure una roadmap per fermare la deforestazione. La COP30 è stata organizzata in Amazzonia proprio per puntare l’attenzione sul ruolo delle foreste nel bilancio climatico globale, ma la questione è rimasta aperta. Ancora più preoccupante, con un passo indietro rispetto alla COP29, i combustibili fossili non sono stati menzionati nel testo finale. E questo avviene mentre, come mostrano i dati, il loro consumo globale non è diminuito negli ultimi anni e non è previsto un calo a breve.

Le conseguenze di questi continui passi falsi sono evidenti. Gli eventi climatici estremi stanno aumentando: dalle ondate di calore record e alle alluvioni in Europa, alla siccità prolungata, fino agli incendi in Nord America, questi fenomeni sono sempre più frequenti e distruttivi. Se non si arrestano gli aumenti di temperatura, gli impatti sulla salute, sull’economia e sulla sicurezza alimentare saranno sempre più gravi.

Il mondo va avanti anche senza gli Stati Uniti, che dal prossimo gennaio abbandoneranno l’Accordo di Parigi. Ma l’Onu può dirsi soddisfatta? Solo in parte. Gli altri 167 firmatari sono ancora lì, dopo 10 anni, a discutere di clima, anche se incapaci di indicare una road map per raggiungere tutti quegli ambiziosi obiettivi sul clima con cui si sono riempiti la bocca in questi anni. L’Europa ha svolto un ruolo importante a sostegno dei leader dell’America Latina e dei piccoli Stati insulari alla guida di questo sforzo. Inizialmente solo con alcuni Stati membri, ma alla fine con il pieno appoggio di tutti i ventisette, inclusa l’Italia.

Un po’ più chiaro alla COP30 è stato il passaggio sulla finanza climatica, cioè le risorse economiche chieste dai paesi in via di sviluppo ai paesi ricchi. Alla Cop29 di Baku nel 2024, i Paesi sviluppati si erano impegnati a destinare 300 miliardi di dollari l’anno entro il 2035. Ma il Sud del mondo aveva chiesto uno sforzo maggiore, soprattutto sull’adattamento ai cambiamenti climatici. La Mutirao decision alla fine “chiede sforzi per almeno triplicare i finanziamenti per l’adattamento entro il 2035”.

C’è chi parla di piccoli passi, chi di fallimento. In ogni caso, quello che conta è il risultato. E gli ambiziosi obiettivi della COP30, indipendentemente dalle opinioni, sono ben lontani dall’essere raggiunti.