
L’energia nucleare asset strategico del futuro
di Alarico Lazzaro
Nell’imprevedibilità di uno scacchiere geopolitico in costante e burrascoso mutamento la sovranità energetica è tornata prepotentemente al centro delle riflessioni dell’esecutivo.
L’invasione russa dell’Ucraina e il successivo tramonto dell’unipolarismo e della diplomazia come strumento di risoluzione delle controversie hanno inaugurato una nuova fase storica.
Con un’Europa nel recente passato completamente dipendente in termini di approvvigionamenti energetici da partner chiaroscurali come la Russia e che vede ormai la Cina di Xi Jinping come chiave di volta di tutte le catene del valore del Vecchio Continente, il dibattito sull’energia nucleare ha acquisito nuovamente slancio dopo anni di colpevoli silenzi.
Quello che analisti e media definirono come un vero e proprio “divorzio dell’Italia dall’atomo” ebbe luogo nel 1987 a causa dell’ondata emotiva post-Chernobyl e si riconfermò nei mesi successivi al disastro di Fukushima Dai-chi in Giappone quando nel 2011 l’esecutivo di Silvio Berlusconi provò a rinvigorire il dibattito pubblico sul dossier nucleare.
L’Italia è così rimasta indietro anche rispetto ai vicini partner dell’eurozona, soffrendo maggiormente momenti di penuria, conflitto e ridimensionamento delle forniture energetiche.
Il nucleare sembra inoltre unire più schieramenti politici in nome di una rinnovata trasversalità strategica.
Per tale ragione è stata lodata la scelta del Ministro Pichetto Fratin di far aderire l’Italia all’Alleanza europea sul nucleare.
In Paese che nell’epoca aurea del populismo è stato spesso ostaggio dei movimenti “Nimby”, del “NO TAP”, “NO TAV” la spinta propulsiva verso il nucleare arriva proprio dai giovani.
Il sondaggio presentato dal sociologo Renato Mannheimer lo scorso luglio vedrebbe il 52% degli italiani favorevoli al nucleare, con picchi al 56% per il “nucleare di ultima generazione”.
Tra gli under 30 il dato arriva persino a superare il 63% dei favorevoli, segno inequivocabile di un deciso cambio generazionale.
Tra i singoli partiti il primato spetta all’ex terzo polo liberale che vede l’89% del proprio bacino elettorale favorevole; segue Fratelli d’Italia al 70%, Forza Italia al 60% e la Lega al 56%.
In calo ma sempre consistente il sostegno al nucleare anche nella fila dell’opposizione con il PD che vede il 47% dei propri elettori favorevoli con il Movimento 5 Stelle che si ferma al 45%.
Il tema unisce quindi un fronte politico che trascenderebbe gli schieramenti tradizionali oppure favorirebbe inedite convergenze tra maggioranza e membri del polo liberale.
L’energia nucleare sarebbe quindi fondamentale per garantire approvvigionamenti energetici sicuri e soprattutto slegati dall’imprevedibilità di conflitti e rivalità geopolitiche, compensando le fluttuazioni dei prezzi di gas ed energia che hanno messo in crisi i settori d’eccellenza delle manifatture europee dopo il 2022.
La nuova generazione di reattori garantirebbe inoltre maggiori garanzie di sicurezza e stabilità tra costi di produzione, opportunità e manutenzione nel tempo ma soprattutto permetterebbe al Belpaese di immettersi sulla strada dell’energia pulita attraverso la decarbonizzazione, spesso tabù in politica.
L’ecologismo conservatore e liberale deve nascere da pragmatismo e razionalità oltre ogni fanatismo ideologico e trascendere gli spettri delle tragedie del passato.
Con il nucleare l’Italia troverebbe centralità tra Francia e Germania e seguirebbe nelle relazioni con l’eurozona l’esempio del dinamismo scandinavo che vede una stretta collaborazione in termini di ricerca, espansione e gestione tra Svezia, Norvegia e Finlandia (approccio ribattezzato “misto”).
La rivoluzione dell’atomo può seguire di pari passo quella delle rinnovabili senza sostituirla ed è da questa consapevolezza che il nucleare può diventare il principale asset strategico per il futuro del Belpaese tra sovranità energetica, centralità geopolitica e rilancio infrastrutturale.





