L’EUDR contro la deforestazione ad ampia scala: iter legislativo e implicazioni industriali

A cura di Valentina Osto

Le foreste coprono circa il 30% della superficie terrestre del pianeta e rappresentano molto più di una semplice risorsa naturale. Ospitano la gran parte della biodiversità mondiale, piante, animali e funghi e garantiscono servizi fondamentali per l’uomo e per l’ambiente: acqua pulita, materie prime rinnovabili, stabilità del suolo e protezione dalle catastrofi naturali. Non va dimenticato il loro peso economico e sociale: nel mondo generano decine di milioni di posti di lavoro, dal settore del legname alla gestione forestale, fino al turismo.

C’è poi un ruolo climatico decisivo: le foreste assorbono grandi quantità di gas serra, agendo come “pozzi di carbonio”. Considerando solo quelle europee, sono in grado di catturare il 10% delle emissioni prodotte all’interno dell’Unione, contribuendo in modo diretto agli obiettivi climatici del continente.

Nonostante la loro importanza, le foreste continuano a scomparire a ritmi allarmanti. Secondo le stime del World Resources Institute, ogni minuto nel mondo si perde una superficie boschiva paragonabile a dieci campi da calcio: la causa principale è l’espansione dei terreni agricoli, spinta dalla crescita demografica e dalla domanda crescente di beni alimentari; tra i beni che causano la maggiore deforestazione spiccano l’olio di palma, responsabile del 35% e la soia del 33%.
Prima dell’introduzione del Regolamento UE sulla deforestazione (EUDR), l’Unione Europea non disponeva di uno strumento normativo unico e organico capace di bloccare l’ingresso sul mercato di tutti i beni collegati alla distruzione delle foreste.
La tutela si basava su regole settoriali e su approcci volontari, con diversi limiti strutturali. Il Regolamento Legno (EUTR) copriva esclusivamente il legname e i suoi derivati, vietando la commercializzazione di legno tagliato illegalmente. Restava però uno strumento settoriale, che non toccava altri prodotti agricoli ad alto impatto sulle foreste.

Inoltre, non esisteva un obbligo generalizzato di dimostrare, tramite coordinate geografiche o verifiche di dovuta diligenza, che prodotti a rischio come soia, olio di palma, caffè, cacao o carne bovina provenissero da filiere “a deforestazione zero”.
Le imprese potevano aderire, su base facoltativa, a codici di condotta ambientali, ma mancava un divieto ufficiale di commercializzazione per chi contribuiva alla deforestazione, così come sanzioni realmente dissuasive.
Questo vuoto normativo lasciava ampi margini a filiere poco trasparenti, in cui prodotti collegati al disboscamento potevano raggiungere il mercato europeo senza controlli sistematici sull’origine.

Per colmare queste lacune, l’UE ha introdotto norme specifiche per regolamentare l’ingresso e l’uscita dal mercato europeo di prodotti collegati alla deforestazione globale, imponendo che le relative catene di approvvigionamento siano certificate “a deforestazione zero”. Si tratta della prima normativa di questo tipo a livello mondiale.
I beni interessati includono bovini, cacao, caffè, olio di palma, gomma, soia e legno, oltre a numerosi prodotti derivati come cioccolato, mobili, carta stampata e alcuni articoli per l’igiene personale a base di olio di palma. Tra le materie prime, olio di palma e soia risultano responsabili della quota maggiore di deforestazione collegata ai consumi europei.
Le nuove regole impongono ai commercianti obblighi di due diligence: occorre garantire la tracciabilità dei prodotti fino agli appezzamenti di origine, utilizzando immagini satellitari e coordinate GPS, per verificare che non provengano da terreni disboscati o degradati. Un sistema digitale centralizzato raccoglie queste informazioni per le autorità competenti, mentre un meccanismo di valutazione comparativa assegna ai paesi un livello di rischio, che determina l’intensità dei controlli richiesti. Il regolamento prevede inoltre sanzioni per i soggetti inadempienti e considera anche la tutela dei diritti umani legati alle attività forestali.
Il contrasto alla deforestazione non si esaurisce in un solo strumento normativo. La Strategia dell’UE per le foreste al 2030, presentata nel 2021 come parte del Green Deal europeo, punta a migliorare quantità e qualità delle foreste continentali e a rafforzarne la resilienza ai cambiamenti climatici, sostenendo al contempo le comunità che vivono di silvicoltura.
A questa si affiancano la Strategia dell’UE sulla biodiversità per il 2030 e il Regolamento sul ripristino della natura, adottato nel 2024, entrambi orientati a rafforzare la biodiversità forestale. Le norme sull’uso del suolo e sulla silvicoltura (Land-Use, Land-Use Change and Forestry, LULUCF), rientranti nel pacchetto “Pronti per il 55%”, fissano infine nuovi obiettivi per il 2030 legati alla capacità di assorbimento del carbonio da parte di alberi e piante.

Dopo l’adozione del regolamento nel maggio 2023, il percorso di attuazione ha subito alcuni slittamenti. Nel dicembre 2024 il Consiglio ha rinviato di un anno l’entrata in vigore delle norme, per rispondere alle preoccupazioni di imprese e amministrazioni sulla propria preparazione e su questioni tecniche del nuovo sistema informativo. Una successiva revisione, concordata tra Consiglio e Parlamento europeo nel dicembre 2025 e adottata formalmente il 18 dicembre dello stesso anno, ha semplificato gli obblighi di dovuta diligenza e fissato la nuova data di applicazione al 30 dicembre 2026, con una proroga aggiuntiva di sei mesi per micro e piccoli operatori.