
Perché il 2033 sarà l’anno chiave per il nucleare in Italia
di Alarico Lazzaro
Continua la marcia ideale e politica dell’Italia verso l’energia nucleare. Il Ministro Gilberto Pichetto Fratin ha affermato che il 2033 sarà un anno chiave per le strategie legate alla sovranità energetica italiana.
Durante il programma Zapping su Rai radio 1 il Ministro ha sottolineato: “Dagli elementi che abbiamo, dalle conoscenze sulle sperimentazioni, possiamo ritenere che alla fine di questo decennio ci siano gli small modular reactor, e verso il 2033 – 2034 possiamo pensare a un inizio di produzione di energia da fonte nucleare”. Una svolta che si preannuncia in atto seguendo due differenti binari: quello parlamentare e quello dialettico.
Sul primo fronte, il disegno di legge delega sul nucleare sarà in aula dal prossimo 26 maggio, con l’incognita delle tempistiche per il passaggio al Senato prima della pausa estiva del Parlamento. L’ideale, secondo il Ministro, sarebbe quello di predisporre tutti i decreti attuativi entro la fine dell’anno solare.
Sul fronte dialettico, sebbene la convergenza politica sul nucleare unisca le destre ai movimenti più liberali e riformisti, servirà un percorso di grande sensibilizzazione e consapevolezza per l’opinione pubblica.
L’ipotesi di un terzo referendum potrebbe sancire infatti una svolta epocale o rappresentare paradossalmente l’epitaffio per una rivoluzione che l’Italia attende per necessità più che convenienza. Su tale aspetto anche Pichetto Fratin è stato chiaro affermando: “Siamo una democrazia matura, dobbiamo essere il più possibile chiari e trasparenti, dare tutte le informazioni. Poi saranno i cittadini a scegliere, se si andrà a referendum. Il grande rischio è quello di fare un passo indietro e non crescere più. Non sarebbe un grande regalo alle future generazioni”.
Il nucleare continua così ad essere il probabile frutto di un patto generazionale, verso cui l’Italia insiste con fermezza. Il 2033 potrà essere l’anno di svolta, o la certezza che il Belpaese rimane il fulcro dell’immobilismo e di tradizioni gattopardesche nell’approccio al futuro.





