
Ecco come funziona il Conto termico 3.0
di Francesca Fava
Il recente intervento del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica sul Conto Termico segna un cambio di rotta significativo nella gestione degli incentivi per l’efficienza energetica in Italia. Senza modificare l’ammontare complessivo delle risorse disponibili, pari a 900 milioni di euro annui, il governo ha scelto di rivedere la distribuzione dei fondi, riducendo la quota destinata ai privati e incrementando quella riservata alla Pubblica Amministrazione.
La nuova ripartizione prevede infatti 450 milioni di euro per cittadini e imprese private, contro i precedenti 500 milioni, e 450 milioni di euro per le risorse per gli enti pubblici, contro i precedenti 400 milioni.
Una decisione che, pur mantenendo invariata la dimensione del programma, cambia profondamente le dinamiche di accesso agli incentivi.
Alla base di questa scelta vi è un forte aumento delle richieste registrato negli ultimi mesi. Il Conto Termico 3.0, aggiornato e reso più accessibile, ha attirato un numero crescente di domande, mettendo sotto pressione il sistema. Il rischio concreto era quello di una rapida saturazione dei fondi disponibili, soprattutto per la componente privata. Da qui la decisione di riequilibrare le risorse, privilegiando gli interventi pubblici, considerati strategici per un impatto più ampio e sistemico.
Scuole, ospedali e edifici pubblici rappresentano infatti ambiti in cui gli interventi di efficientamento energetico possono generare benefici diffusi, sia in termini di riduzione dei consumi sia di contenimento della spesa pubblica.
Per i privati, tuttavia, il nuovo assetto comporta alcune criticità. La riduzione dei fondi disponibili implica una maggiore competizione per l’accesso agli incentivi. Pur restando invariata la percentuale di contributo, che può arrivare fino al 65% della spesa per determinati interventi, aumenta il rischio che le risorse si esauriscano più rapidamente, nonostante la garanzia di maggiore protezione per privati e imprese dalla concorrenza dei piccoli Comuni.
Questo scenario rende ancora più importante la tempestività nella presentazione delle domande. La decisione del MASE si inserisce in un contesto più ampio di revisione delle politiche di incentivazione energetica, dopo la stagione dei bonus edilizi che ha segnato gli ultimi anni. L’obiettivo sembra essere quello di rendere il sistema più sostenibile nel lungo periodo, evitando eccessi di spesa e migliorando l’efficacia degli interventi.





