Dilemma tra ambiente e Amazzonia in Brasile: Lula o Bolsonaro?

A cura di Kevin Guarino

L’Amazzonia è diventata il simbolo dello scontro tra Lula e la destra brasiliana. Ma dietro la retorica ambientalista si nasconde una questione politica molto più profonda, ovvero chi deve decidere del futuro delle risorse brasiliane.

Lula può certamente rivendicare un risultato importante. La deforestazione amazzonica ha raggiunto nel 2026 il livello più basso dall’inizio delle rilevazioni, con 3.335 chilometri quadrati disboscati nell’ultimo anno, il 42% in meno rispetto al periodo precedente.

Questo dato, però, non basta a trasformare Lula nel campione assoluto dell’ambiente. Il suo governo continua infatti a puntare sul petrolio e sull’esplorazione di nuove risorse. Lo stesso Lula ha recentemente difeso le potenzialità petrolifere della cosiddetta Margem Equatorial, sostenendo che quelle ricchezze appartengono al Brasile.

Ed è proprio qui che la destra può smontare la narrazione della sinistra.

Se il Brasile ha il diritto di sfruttare il proprio petrolio per finanziare crescita e sviluppo, perché lo stesso principio non dovrebbe valere per agricoltura, allevamento, infrastrutture e risorse minerarie?

Bolsonaro parte da un principio semplice: l’ambiente va difeso, ma il Brasile non deve essere sacrificato sull’altare dell’ambientalismo internazionale.

La destra non deve scegliere tra Amazzonia e sviluppo. Deve scegliere tra legalità e criminalità. Il disboscamento illegale, l’estrazione clandestina e gli incendi dolosi devono essere combattuti senza esitazioni. Ma un agricoltore, un allevatore o un imprenditore che opera legalmente non può essere trattato come un nemico della natura.

Questa è la differenza tra l’approccio bolsonarista e quello di Lula: non negare la tutela ambientale, ma rifiutare che diventi uno strumento per limitare la sovranità economica del Brasile.

L’Amazzonia è un patrimonio globale, ma appartiene prima di tutto a una nazione sovrana. Nessun governo straniero, nessuna organizzazione internazionale e nessuna lobby ambientalista dovrebbe poter decidere quanto il Brasile possa crescere o quali risorse possa utilizzare.

E c’è un’altra contraddizione che Lula non può ignorare. Mentre presenta il Brasile come una potenza verde, il suo stesso governo continua a puntare sui combustibili fossili quando questi risultano strategici per l’economia nazionale. È la dimostrazione che, alla fine, anche Lula riconosce ciò che Bolsonaro ha sempre sostenuto: la tutela dell’ambiente non può prescindere dall’interesse nazionale.

Per questo la sfida della destra non è “distruggere l’Amazzonia”, come vorrebbe una caricatura del bolsonarismo. È restituire all’ambiente una dimensione pragmatica: conservazione dove serve, repressione della criminalità, incentivi economici alla tutela e libertà per chi produce nel rispetto della legge.

Il Brasile ha bisogno di un governo che abbia il coraggio di dire che l’Amazzonia può essere protetta senza trasformare il Brasile in un Paese prigioniero delle proprie risorse.