Tra SMR e AMR il nucleare in Italia tra 15 anni

A cura di Redazione Ambiente d’Italia

La stima più ottimistica sul nucleare in Italia si aggira ufficialmente intorno ai 15 anni.

Il Ministro Pichetto Fratin ha inoltre aperto agli SMR ed AMR, inaugurando una fase di propensione per il Bel Paese verso gli impianti più di piccola stazza, certamente più flessibili.

Gli SMR, dall’inglese Small Modular Reaction, hanno una potenza elettrica inferiore o uguale ai 300 MW per unità, annoverano componenti prodotti in serie e portati sul luogo di installazione (con conseguenze riduzione dei costi e dei tempi di trasporto) e producono energia sfruttando la fissione dell’uranio con tecnologie di terza generazione, già note.

Gli AMR, dall’inglese Advanced Modular Reactors, utilizzano invece tecnologie più complesse, di quarta generazione. Gli AMR sono meno diffusi degli SMR ma garantirebbero un ciclo di riutilizzo dei rifiuti radioattivi meno invasivo e dannoso anche per l’ambiente circostante. Attualmente l’Italia li sta producendo ma si parla di prototipi da testare con cura.

La combinazione tra le due direttrici proietterebbe l’Italia ai vertici della nuova rivoluzione ecologica legata al nucleare.